Io non sono una guastafeste, sono solo totalmente disadattata.
Di quelli che si chiedono perennemente "ma che ci faccio io qui". Disadattata o "disintegrata" perché a ubriacarmi tre giorni non mi diverto. Devo aver passato l'età del vodkalemon ad oltranza finché vomito non ci separi. E anche quella del si fuma le canne se no che gusto c'è. Purtroppo devo aver oltrepassato e da un bel pezzo anche l'età del Bob Marley no woman no cry.
E non sono neanche snob, giuro. Non è che mi sento migliore di quegli altri (sbronzi e drogati), anzi. Mi piace(rebbe) far parte del gruppo dei casinisti dell'ufficio, li vedo ridere e vorrei ridere anch'io, ma non ci posso fare niente, penso di essere percepita come quella un po' strana e solitaria, indipendente e introversa, di quelli che meglio lasciarli stare. Eppure giuro non mordo.
Waki frusciante non fa parte del gruppo, ma riesco a passare inosservata a sufficienza che quando vado con la cumpa inossidabile dei colleghi nottambuli non son di peso, non son musona, ogni tanto faccio pure ridere, e molto. Ogni tanto riesco quasi a sembrare normale. In questi tre giorni che abbiamo passato insieme al club-med con l'ufficio, sono riuscita a mantenere un sano equilibrio tra la solitudine (fughe in barca a vela, nella fattispecie, lontano io e il vento sul mare) e il sociale (vita comunitaria già largamente protratta il resto dell'anno).
Chiaro che quando i trenta imbecilli hanno deciso di andare a provare a fare il giro della regione in quad, ho finto gioia e ho detto figo, proviamo. Ora, per chi non lo conoscesse, il quad è una specie di via di mezzo tra una moto da sabbia con le ruotone grosse e una macchina, perché in effetti di ruotone ne ha ben quattro. Non ha marce ma solo una levetta sul manubrio per accelerare e i freni che non frenano. Eravamo in ventitrè, sui quad. I sette mancanti erano i leccaculo che sono andati a sfidare (perdenti) il Re a golf.

E noi partiamo, un'infilata di ventitrè quad che scoreggiano ordinatamente in fila indiana e poi si sparpagliano gettandosi nelle pozzanghere per riempire di fango quello che sta dietro. Gran bel gioco, il quad. Intelligente. In teoria era un giro turistico. Eravamo nel nordafrica, per dire. Minareto, sabbia rossiccia, palme, cammelli, donne velate E NOI, con ste macchine che fanno un baccano peggio di una moto con la marmitta bucata, un casino che ci sentivano passare dall'Egitto al Marocco chiedendosi ma che cazzo succede?
Mi sono sentita una grande imbecille, ma proprio una grande imbecille.
C'erano intorno silenzio e povertà e noi che passavamo con questa insensata fila di aggeggi puzzolenti di benzina, i bambini coi piedi scalzi uscivano dalle loro catapecchie per guardarci passare e tenderci le manine per darci un cinque, neanche per chiedere soldi, solo per toccarci la mano gridando come pazzi e rischiando d'esser messi sotto. E io avrei voluto sprofondare. Perché quel divertimento idiota di far gran rumore fa invidia ai bambini, mentre gli adulti ci guardano per quello che siamo, dei grossi maiali rosa sporchi di fango che passano sui loro sterili campi facendo scappare le caprette. Dei minchioni a cavalcioni di una rumorosa macchina inutile. Noi su macchine inutili, e loro a passare l'aratro tirato da un vecchio asino spelacchiato. Anni che non vedevo più le bestie aiutare nei campi. Eppure gli portiamo soldi, come no, gli portiamo un po' del nostro superfluo. E' già qualcosa. Ma a me il giro non ha divertito un gran ché, mi sembrava molto inutile far tutto quel rumore andando troppo veloce per guardarsi intorno, cercare di far paura ai colleghi come sugli autoscontri, tentare di sorpassare in curva, senza neanche il piacere di esser bravi, che sul quad non serve. Non c'è bisogno dell'equilibrio, della forza fisica, dell'intelligenza, non c'è bisogno di nient'altro che di un dito per accelerare, sui quad.
Sui quad tutti gli imbecilli sono uguali.
Sui quad tutti sono imbecilli uguali.
Si fanno le sgommate dove c'è la sabbia, ci si spiaccica i moscerini sui denti e si respira monossido di carbonio anche in pieno deserto. Fantastico. Sembrava la scena di mad max. Ma in più scemo.
Il giorno seguente l'entusiasmo per le cose cretine ne ha riportati una ventina a ripetere la corsa sui quad.
Brum, brum.
Andate, andate.
Io e pochi altri abbiamo scelto di andare a cavallo. Ero su un cavallo grigio-bianco imponente, stranamente sveglio e nervoso per essere un cavallo da passeggiate. Un maschio non castrato che tentava incessantemente di inchiappettare gli altri maschi. Vallo a capire, lo stallone.
E siamo partiti nel silenzio di un nitrito e di un "yallah" mormorato in arabo.
Un lago salato, qualche olivo, nuvole sfilacciate sull'orizzonte.
Ci sono emozioni che restano incise nella memoria, quando sulla spiaggia in un tramonto di fuoco il mio cavallo è partito in un galoppo energico e soffice sembrava che volando non toccasse più terra, sembrava che un dio fosse sceso in un lampo, sembrava che il vento si fosse fatto carne e che io lo stessi cavalcando.
Gridavo di gioia come una pazza.
Ad ognuno le sue emozioni, ad ognuno le proprie grida, ad ognuno la propria gioia.
Gli altri sui quad han fatto un incidente storpiando il Re senza farlo apposta.
Son tornati mogi mogi con il Re zoppicante.
E noi camminando a gambe larghe come Clint Eastwood entrando nel saloon.
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