lunedì, 13 febbraio 2006

Fonio.
Fonio fonio fonio.
Sarà perché il nome è bello e morbido, sarà che il pacchetto era in cartone coi disegnini che sembravano fatti da bambini, non ho potuto esimermi, ho comprato il fonio. What's fonio. Cereale sconosciuto dell'Africa occidentale. Perché sconosciuto? Perché prepararlo è un casino, non sa di niente e dal punto di vista nutrizionale, non ha niente di più che tanti altri cereali di qua. Quindi perché andare a prendersi un cereale sconosciuto africano, dico io. Perché fonio è una parola bella e perché il pacchetto era in cartone, e poi perché vedevo queste mama di colore coi vestiti di colore e grappoli di bambini stupendi che riempivano il carrello di fonio.
E ho detto allora anch'io.
Poi leggi sul pacchetto come fare e scopri che ci vuole il gombo secco. Che per me il gombo secco poteva essere un fiume senz'acqua, un terno al lotto, un walzer unduetré. Vado nel negozio africano del quartiere. Non ci ero mai entrata, ma nelle cassette fuori è un fiorire di tuberi bianchi dentro e neri di buccia, di banane verdi o completamente scure, di extraterrestri di ogni forma e colore.

"Ehm, scusi, avete il gombo secco?"
"certamente, è lì sul bancone".

Ora, sul bancone c'erano almeno 15 sacchettini di polveri e spezie, ognuna con il prezzo bene in vista scritto a mano, un euro qui, cinquanta centesimi là, ma dei nomi neanche l'ombra.

"Ehm scusi, qual'è?"
Ride.
Ha capito.
Sì, non so proprio che diavolo sia.
Il secondo partendo da destra.
Questo?
No, da destra.
Ah, sì, questo che sembra segatura?
Esatto.
Bene.
Un euro di segatura.

Torno a casa e riprendo il mio pacchetto fonico. Leggo ed eseguo diverse operazioni, mettere acqua tiepida, salare, aspettare quindici minuti, streghetta waki tira fuori il cappellone alchemico. Lasciar riposare. Far passare il vapore nel fonio per cinque minuti. Come cavolo si fa a far passare il vapore in un cereale? Disegnino, pentola doppia sovrapposta in terra cotta del Mali appositamente per fonio. No, non vado a comprare la pentolona made in Mali, che poi non so dove metterla. Prendo i cestelli cinesi in bambù per la cottura al vapore, sai quelli che uno compra perché costano niente e poi non usa mai. Ecco. Ci metto della garza sterile scaduta (sì, occhio che scade) così che i granelli non cadon di sotto. Acqua che bolle. Blo blo blo blo. Cestelli sulla pentola che blo blo blo. Vapore che attraversa i granelli di fonio, cazzo funziona. Cinque minuti. Drin. Togliere dal fuoco, mettere segatura due cucchiaini, odore di polvere d'africa s'innalza in cucina. Leggo, aspettare che si freddi e poi ripassare al vapore per altri quindici minuti. No, spetta, quante volte bisogna farlo sto giochino che aspettare che si freddi vuol dire mezzora. Due volte. Mecojo. Ho tutto il tempo per scongelare quel bourguignon ai porri che è in freezer da sei mesi. Metto quindi a bagno maria (e a bagno anche giuseppe!), e lo spezzatino di bue francese al pepe intero si scontra a colpi di macete con l'odore di africa sudata. Esito incerto, ma vince il fonio.

Vince il fonio, e infatti alla fine lo metto in un piattone al centro tavola anche se siamo solo in due, e con le tre dita della mano sinistra si mangia direttamente dal piatto insieme allo spezzatino. Sconsiglio, questa specie di couscous si ficca sotto le unghie che è un piacere.

Del tutto inaspettatamente una volta riconcialiati sulla tavola, la carne francese il cereale africano cotto in cestelli cinesi e il vino ungherese non stanno mica male insieme.
Vera cucina internazionale.
E dire che io amo tanto la pastasciutta aglio olio, semplice semplice..

ps. Stamattina la bilancia segna 700gr di più.
Fonio maledetto.

Scritto da: waki a 10:51 | link | commenti (22) |
fonio

 

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