Ammazza la tazza.

Era da tanto tempo che non ricevevo più messaggi provenienti dall'invisibile:
qualche email, tante belle cartoline, pochi sms ma messaggi dall'invisibile manco l'ombra.
Fino a stamattina. Nella tazza di un tè Mariage Frères che si chiama Eros e che pensavo fosse di gusto un po' forte, eccitante, euforizzante e invece sa solo di fiorellini che se mi chiedono cos'è l'eros un giorno glie lo spiego, dicevo, nella tazza mi è apparso questo misterioso personaggio coi capelli sparati, la bocca storta, l'aria di voler dire qualcosa… Mi fa piacere che l'energia cosmica immanente abbia onorato ancora la mia tazza della propria presenza, ma ora mi tocca esercitare l'antichissima arte divinatoria dei fondi del tè e io sarà che ho dormito due ore stanotte ma mi sembra che quell'ometto dalla faccia rotonda faccia una brusio fastidiosissimo. Dice "devi, devi, devi" e non nel senso indiano del divino.
Devi dormire di più. Sì questo lo so.
Devi scrivere di più. Sì, lo vorrei anch'io.
Devi leggere di più. Sì, faccio il possibile.
Devi trombare di più. Sì, questo glie lo dici tu.
Devi uscire di più. Sì, averci il tempo.
Devi viaggiare di più. Sì, sto prenotando.
Devi pregare di più. Sì, ma pregare chi.
Devi dimagrire di più. Sì, ma non adesso.
Devi correre di più. Sì, ora riprendo.
Devi bere di più. Bere di più? Ma più cosa?
Più tè che così te mi vieni a rompere i maroni tre volte al giorno?
Prendo sta tazza e vado a farla tacere in lavastoviglie.
Anche stamattina appena arrivata in ufficio, mi sono fatta il mio tazzone di tè, quello che mi sta accanto quando comincio a leggere e rispondere alle email arrivate nella notte e che mi supporta quando prendo atto delle magagne che si accalcano rumorosamente sulla mia scrivania ("Prima io! Prima io!").
Finito il tè, ancora una volta, ecco che mi appare chiaramente una figura nella tazza.
E' magico.
E' sicuramente magico di magia.
L'interpretazione delle macchie del tè è un'arte divinatoria seria e antichissima che risale almeno a tre settimane fa. Nel caso odierno il personaggio che si delinea è di una chiarezza lampante: un orso con una bella panciona tonda e un'aria vagamente perplessa. Mi sembra che ondeggi un po'. Che si chieda che fare.
Vedo, vedo, vedo… vedo tre significati. Il primo, tradizionale, l'orso è la forza, la solitudine, è l'animale che si ritira in inverno per tornare possente in primavera a spaccare tutto. Un invito alla riflessione che sfocia in un'azione ferma e sicura. Decisioni che devo prendere. Senza fretta. Ma senza esitazione.
Il secondo significato è che è da un po' che non vado sul blog dell'orsetto Germ. Me lo segno. Devo andare a vedere com'è sta il bravo orscetto.
Il terzo significato invece è chiaramente una predizione. Stasera mi nutrirò orsescamente, e dopo il filetto di salmone all'aneto, darò fondo al barattolo di miele al corbezzolo che comprai quest'estate in Sardegna. E mi verrà la panzetta tonda tale e quale al mio orso del tè.
Oggi nella tazza del tè mi è apparso questo curioso ometto con il cappellino. Mi fa pensare a Napoleone. Un monito discretamente chiaro a conquistare il mondo. O a evadere dal mio esilio. A declamare " Waterloo ! Waterloo ! morne plaine". O a fare attenzione che non mi mettano del veleno nel caffé. Un pensiero a Giuseppina, che si lavi che se no le vengono i funghi. O solo una romanaccia osservazione che Bonaparte di quello che faccio fa ride li polli che mamma ha fatto i gnocchi.
No anzi, la colazione è uno dei miei pasti preferiti.
Quel momento della giornata che sta stretto stretto tra il letto e la scrivania dell’ufficio è prezioso.
Un risveglio brutale può esser deleterio sia che per me che per tutti quanti entrino in contatto con me durante il giorno. Mai potrei andare a lavorare senza fare colazione. Mai potrei buttar giù un tazzone di caffé nero, come una frustata. No, tutto il giorno sono fruste, almeno la mattina ho bisogno di un risveglio dolce, invitante, ho bisogno di qualcosa che quando sei ancora a letto dopo il trillo soffice della sveglia mi faccia pensare « Ehi, non c’è solo il lavoro che mi spetta, prima del lavoro c’è la colazione, la prima colazione, quella prima colazione con la tortina di crusca che mi sono fatta ieri sera e stavolta ci ho messo pure un cucchiaio di cocco grattato, me la passo in forno e vedrai che bello ».
Infatti, che bello. Mi faccio una tazza immensa di tè, uno semplice semplice, il classico Earl Gray delicatamente aromatizzato al Bergamotto con una goccia di latte. Il profumo del tortino di crusca mi chiama dal forno, la radio accesa, il riscaldamento al massimo, un quarto d’ora avvolta nel mio grosso maglione di lana in un limbo assente, senza sapere chi sono, dove sono, che ci faccio qui, ma con la sensazione che non è poi cosi male.
Da qualche tempo poi mi diletto a decifrare i fondi del tè. Nella tazza dopo qualche minuto si formano disegni tracce e simboli che nei fumi del rincoglionimento del mattino mi suggeriscono l’andamento della giornata.
Stamattina avevo questo disegnino qua, nell’immagine.
Un fungo atomico.
Le predizioni sono spesso fin troppo veritiere.
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