giovedì, 16 febbraio 2006

Dio creò il mondo, il sole, l'uomo, gli animali, e tutto quanto. Pare che lo fece perché s'annoiava a planare sulle acque al buio, ma vide che fu una cosa buona. Creò Adamo poi Eva i quali peccando ebbero due figli, Caino e Abele.
Caino era agricoltore, Abele pastore.
Entrambi sacrificavano i frutti del loro lavoro per rendere grazie al Signore: Caino bruciava le primizie in onore dell'Altissimo, le carotine, le patate novelle, i kiwi, Abele invece i primogeniti del proprio gregge, decine di agnellini. Il Signore, che si può dire tutto su di lui ma non che fosse vegetariano, preferisce il sanguinario uccisore di agnelli al coltivatore diretto. E senza alcuna diplomazia glie lo dice a Caino, le tue carotine mi fanno schifo. Allora Caino prova a sacrificare Abele e lo fa a pezzi.

Passano gli anni, e un bel giorno sempre lo stesso Dio chiama Abramo e gli fa "ehi prendi tuo figlio Isacco e sacrificalo a me". Abramo pensa "ma cristo d'un dio, Isacco è il mio unico figlio" e invece dice al signore: "certamente". Prende per mano Isacco e sta per sgozzarlo quando già con il coltello sulla gola, Dio lo trattiene e una voce dice no, non sacrificare Isacco, toh guarda, un capretto, ecco, ammazza il capretto. Sgozzarono il capretto, ad Isacco gli vennero i capelli bianchi ma resero grazie all'Onnipotente.

Ora, nei dintorni c'era anche un branco di maiali, che hanno l'aria di essere dei cretini ma non è mica vero. Nel corso dei secoli dal tempio del Dio Unico usciva sempre un profumino di brasato che a loro non gli piaceva affatto perché puzzava tanto di sacrificio arrosto e allora tennero consiglio. Il capo maiale disse "se continuiamo così, cari porci, qua ci mettono uno spiedo nel culo e ci immolano alla gloria del creatore. Bisogna trovare una soluzione".
Gnom gnom gnom, i maiali parlavano tutti insieme, le soluzioni proposte erano le più disparate, votare un dioporco alle elezioni che vietasse i sacrifici, fuggire sul pig-shuttle su plutone, ribellarsi a colpi di coda a cavatappi, petizioni e manifestazioni di protesta, finché un vecchio maiale che era rimasto zitto disse: "Rotoliamoci nella nostra merda".
D'un tratto cadde il silenzio. "… ma…". "Niente 'ma', dico rotoliamoci nella nostra merda, smettiamo di parlare con questa vocetta melodiosa e facciamo grugniti da bestie, abbandoniamo la coltivazione dei lillà e facciamo un campionato a chi riesce a mangiare più fave e fare le scorregge polifoniche. Vedrete che gli passerà la voglia di sacrificarci alla gloria di chicchessia.". I maialoni lo guardavano con occhi sgranati, le maialesse si aggrapparono d'istinto al loro beautycase.

Misero ai voti.
Vinse il buon senso (siamo in una favola).

Secoli dopo, quando nel Levitico 11 Dio fa la lista della spesa a Mosé e ad Aronne di quello che potevano mangiare e di quello che no, i maiali vennero inseriti nella categoria dell'impuro schifoso da non toccare né da vivi né da morti. Il maiale addetto all'ascolto della Parola tornò inciampando per il gran ridere dai suoi confratelli e diedero una gran festa insieme a tutti gli altri impuri del pianeta, cammelli, anguille, aquile, lepri e conigli.
E vissero sporchi, emarginati, felici e contenti.

( - almeno finché San Paolo, ghiotto di mortadella … - )

Scritto da: waki a 11:56 | link | commenti (22) |
fiabe

mercoledì, 25 gennaio 2006

C’era una volta un Re, un Re Cereale, un Cereale Reale.
Re Farro si chiamava. Il suo regno si estendeva su immense terre fertili e foreste rigogliose, dai monti con le cime innevate fino giù, al mare, dove i pescatori sfidavano le onde. Il Cereale Reale aveva una corona d’oro incastonata di brillanti ed immense ricchezze, ma il tesoro che amava di più era la sua unica figlia, Avena.

Avena era bellissima, sempre in fiocchi, leggera e svelta ma piena di vitalità. Proprio l’opposto della sua matrigna, Margarina, brutta e unta, che non perdeva occasione per mettere in cattiva luce la sua splendida figliastra, senza riuscirci. Questa situazione dava grande sofferenza al Re Farro che un giorno a malincuore si decise a cercare uno sposo per Avena.
Una sera dopo cena, quando Margarina si era già ritirata nella sua scatoletta, la prese accanto a sé e le disse « Avena, sei la mia unica figlia e quello che più desidero per te è una vita piena di felicità e di oligoelementi. Per questo voglio che tu prenda marito. » - « Come vuoi tu, Padre Cereale »

Quando fu indetto il ballo, i più bei giovani del regno si fecero avanti, chi perlato, chi integrale, tutti erano presenti nel grande pentolone. Tutti ? no, lo stregone Kamut in accordo con Margarina, si era mangiato l’invito casarau destinato al migliore di tutti i cereali, il simpaticissimo Riso. La magia di Kamut era potente e antica, e con una pozione dolce come il miele ma pericolosa come il colesterolo, fece innamorare la bella Avena del maligno Bulghur, un grano duro e ispido che riuscì immediatamente a conquistare il cuore di Margarina. Il povero Re Farro non si capacitava di come la bella Avena potesse desiderare per marito un cereale stupido come quel testone di Bulghur, ma sapeva anche che Avena ha la cotta facile e veloce.

I preparativi per le nozze erano quasi terminati e dai quattro angoli del regno i sudditi inviavano regali e ricette originali. Margarina era al settimo cielo, mai avrebbe potuto sperare di peggio per quell’ingenua di Avena. Ma il Gran Ciambellano Miglio, fedelissimo servitore e amico del Re, la sera del ballo aveva visto Kamut quando aggiungeva poche gocce della sua pozione nella cena e aveva capito che Avena era preda di un incantesimo. Miglio era tormentato, e da giorni non riusciva a dormire cercando una soluzione per sciogliere il terribile maleficio. Ormai la data delle nozze si avvicinava a passi da gigante, e il buon Miglio si preparò all’inevitabile. La sera prima delle nozze mise sotto sopra l’armadio cercando il miglior abito per il matrimonio di quella che amava come se fosse figlia sua.

Ma ecco che in fondo ad un baule, una bustina di carta finissima luccicava nel buio come animata da lucciole di stelle. Il Ciambellano si diede un gran pugno sul chicco « come ho fatto a non pensarci prima ?! ». Era una lettera di una sua cugina lontana, la fatina Soja ! Bastò far cadere una lacrima d’amore sulla carta e la fatina apparve dal baule… « hai chiamato, cugino Miglio ? » - « oh, fatina Soja, lo stregone Kamut ha avvelenato il tenero cuore di Avena, ti prego, fai qualcosa ! »… Soja rimase con lo sguardo perso nel vuoto per 8 ore, ma poi disse « ho un’idea » e scomparve. Soja perché si prepari è lunga da morire ma quando è pronta, è sempre una sorpresa. E infatti all’alba, prima che Avena si svegliasse, la fatina Soja le apparve in sogno, là dove il maleficio di Kamut non aveva potere. Le sussurrò all’orecchio : « Avena, Avena… che cosa cerchi in un cereale, cosa vorresti davvero dal tuo sposo ? » e Avena rispose sincera « la forza, la bellezza, l’intelligenza e che mi faccia ridere, oh si, che mi faccia ridere, desidero il riso ! »… desidero il riso, desidero il riso, Avena si svegliò di soprassalto ripetendo questa frase ed ebbe l’impressione di cadere dal letto, come dopo un incubo durato settimane ! era finalmente libera ! perché il maleficio di Kamut si spezzasse, lei avrebbe dovuto manifestare il desiderio per un altro cereale !
Il giorno fatto, Riso fu convocato a palazzo e convolò a giuste nozze con Avena, di Kamut se ne fece farina, e gli sposi vissero felici e contenti ed ebbero tanti orzobimbi.

Scritto da: waki a 15:02 | link | commenti (30) |
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