Caldo, caldissimo, freddo, gelo.
Prima ho maledetto i supermercati, i prodotti industriali, la catena del freddo e tutte le grandi marche. E insomma, non è possibile: ancora una volta ho dovuto buttare via un sacco di roba da mangiare molto prima di aver raggiunto la data di scadenza. Quando la compro sembra a posto e dopo pochi giorni le polpette gli viene la muffa, minestre fresche gli gonfia il pacchetto come un pesce palla, gli yoghurt puzzano di pecorino, i surimi diventano verdi, etc.
Un festival di metamorfosi indesiderate, una coltivazione intensiva di penicilline, un laboratorio di chimica marcifera.
Poi l'altro ieri ho messo un termometro in frigo e ho scoperto che c'erano 14 gradi. Oh.
E' il frigo che mi frega.
Ho ritirato con cura le mie maledizioni e ho acceso una specie di ventilatore che non avevo mai veramente preso sul serio, una di quelle cose che son belline ma che sembrano messe lì per far figura, vicino alla luce che si accende e si spegne.
Pigio il pulsante blu e sorpresa, vrrrrrr.
Ieri sera ho guardato il termometro che avevo lasciato in frigo: meno sette gradi.
- 7° come a Sanpietroburgo.
L'insalata cristallizzata, le uova di marmo, i pomodori di vetro e il latte trasformato in un simpatico ghiacciolone quadrato.
Una bistecchina sta lì a guardarmi stupefatta, impietrita.
Con le braccine tese.
Sembra di essere in Giappone dove fanno le sculture di ghiaccio.
Non trovo più il libretto di istruzioni.
Aiuto.
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