Che senso ha correre girando in tondo su una pista d'atletica?
Nessun senso.
Neanche come le bestie da soma che almeno svolgono un lavoro di fisica dinamica.
Non serve neanche per produrre elettricità , ci mettessimo una dinamo da qualche parte.
E' una celebrazione dell'inutile correre in tondo sulla pista d'atletica.
Già , perché alla fine ho continuato ad andare a correre.
In modo purtroppo totalmente scostante, ma ho continuato.
Camminando, correndo, strisciando, ma ho continuato.
E ne sono entusiasta.
Intorno alle piste d'atletica dovrebbero predisporre degli spazi ex-voto come nelle chiese e nei santuari, dove "per grazia ricevuta" i devoti lasciano una medaglia o una lapidina in ricordo o ringraziamento.
Stampelle, pace maker, braghe molli.
Io lascerei un messaggio per chi non ci crede.
Waki, che non riusciva a correre per cinque minuti cinque.
Waki, che dopo 300 metri stramazzava al suolo in crisi mistica.
Waki, che correndo in tondo portava a spasso il proprio culo come qualcuno porta a spasso il cane.
Waki, ieri sera, ha corso dieci chilometri in 58 minuti.
(sguardi increduli) - (applausi) - (urla) - (giubilo) - (woooo)
Che so benissimo che non è quel gran risultato, ma per la chiavica che sono per me è come una maratona in dueoreventi.
Che vi vorrei offrire da bere a tutti.
Gatorade party.
Oh San Pedoforo, protettore dei calli dei diti mignoli.
Oh San Filippo Morris, protettore dei polmoni.
Oh Santa Polenta, che smaltisce i carboidrati.
Oh Diomadonna che ora ho male dappertutto.
Credits:
• Vorrei ringraziare le mie Asics, senza le quali niente di tutto questo sarebbe stato possibile.
• Grazie anche al mio cardiominchiometro Polar, che con i suoi "ma stai attenta, ma guarda che vai troppo forte, rallenta un po', no, ecco, non così piano che mi addormento, muovi ste chiappe" è stato una presenza importante e insostituibile al mio polso.
• Vorrei ricordare anche quella signorina che aveva i buchi della cellulite fin sui pantaloni della tuta e che suo malgrado tutte le sere c'era, con una forza di volontà che quaranta giorni di quaresima sono le giostre con lo zucchero filato.
• Vorrei devolvere inoltre un sentito vaffanculo a quell'altra, di signorina, quella con la tutina nike che sembrava un vermino umido, che quando mi doppiava sculettando chiacchierando con l'amico una volta si è permessa un "se è per correre così potrebbero andare a passeggiare al parco". Che ti vengano le verruche gialle intorno alle labbra. Piccole e grandi.
• Un sentito ringraziamento alla bilancia impedenzopanza, che visto che tanto dimagrire non dimagrisco, almeno mi consolo dicendo che ho un culone, ma è tutto muscolo.
• Un saluto a mia mamma (ciao ma), un saluto a mio papà (ciao pa), un salutino alla micia (ciao mi), un altro per motha, koke, mifolame e tutti quanti mi hanno sopportato e che mi sopporteranno ancora nel mio delirio di onnipotenza ("ma ti rendi conto? dieci chilometri, ho corso dieci chilometri in meno di un'ora, dieci chilometri, che saranno 500 calorie e che adesso chi me li toglie più gli gnocchi al castelmagno?").
• E un grazie grande al mio Omo, che se ho avuto voglia di andare a correre è solo grazie a lui. Che quando mi raccontava dei suoi trenta chilometri correndo a SantaMonica, o a Porto Rico, o sul Sunset Boulevard mi faceva sognare. Immaginavo quel ritmo ipnotico delle scarpette sul marciapiede, pic puc pic puc pic puc e le palme, il cielo blu, e i figoni che si infilavano nelle onde con il surf. Magari non era vero niente, ma che importa, l'importante è che ha funzionato.
• E… e quand'è che si mangia?
No, non è ad Imola.
Vado a correre in un campetto di atletica vicino a casa. Una pistina ovoidale con in centro due canestri per il basket e quattro righe per terra, due porte per il calcetto con le reti molli e da una parte un quadratino di sabbia per il salto in lungo nel quale i bambini poveri fanno castelli e giocano a biglie.
Pista d'atletica comunale. Ingresso gratuito, niente bagni e niente docce, calci in culo per tutti, il custode è una belva.
Un fottio di gente. Ad uno sguardo superficiale il colore della pelle dei più (anche della belva) mi fa pensare di essere a Malindi. Anzi no, che a Malindi ci sono solo italiani, fa pensare al Burundi, al Gabon, al Burkina Faso. Mi sento molto pallida tra tutti sti neri, marroni, beige, alti, lunghi, snelli, nerboruti, crespi. E la waki piccola, smilza, bionda.
E cacca.
Sì, a correre sono proprio una chiavica, mi supera chiunque, anche Rita Levi Montalcini.
Non ho fiato.
Non ho cuore.
Dopo tre giri il negretto che corre da due ore con le clark ai piedi e i pantaloni di flanella, lui con il suo zaino che ballonzola sulle spalle, mi ha già doppiato diverse volte. Io cerco di restare sul bordo della pista, nel lato più esterno, per non disturbare i fuoriserie con la mia avanzata incerta. Cerco di sparire, in realtà . A sparire sono un campione. Corro sulla riga bianca esterna e mi mimetizzo con la riga.
La pista è corta, un giro sulla corsia interna appena 250mt, quella esterna 280mt. Praticamente un anellino, una fedina di fidanzamento. Giro giro giro giro giro. Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra e waki giù per terra. Capisco che il mio pesciolino rosso a forza di girare nella boccia ne abbia piene le pinne. Ma io per il momento, da questa decina di giorni un giorno sì e uno no che ci vado, cerco almeno di arrivare alla fine del tempo che mi sono prefissa come obiettivo, tentando di non farmi scoppiare il cuore grazie al cardiominchiometro. Sui 170bpm. Una buona drum'n'base to hardcore.
Il campetto di atletica comunale è un microcosmo allucinante, dei personaggi che neanche Terry Gilliam. So che anch'io faccio parte di questa galleria di personaggi. Ma gli altri mi sembra di più.
Ci sono ragni lunghi e asciutti che corrono senza un fiato, senza un rivolo, neanche una goccia sulla tempia. E certe chiappone traballanti che avanzano le trippe come lumaconi lasciandosi dietro la bava del sudore.
Ci sono bambini che ronzano intorno alle madri che arrancano a paso doble.
Ci sono quelli che corrono con la bocca spalancata e quelli che sbuffano come locomotive a vapore. Extraterrestri che vanno come palle da fucile e da quando arrivo a quando parto, loro sono sempre in velocità da crociera a quaranta chilometri orari. Dopo centinaia di chilometri. Ci sono le donne che cercano di perdere chili e quelle che mostrano che non ne hanno bisogno. Quelli che corrono a coppie e parlano. E ogni volta che mi passano accanto, mi deliziano con le schegge di un discorso. Sul perché non lo ha invitato, quell'altro. Su quanto glie ne frega che sia offeso, quel cretino. Su cosa vorrebbe dirgli a quel grosso... (andati, non ne saprò più nulla fino al prossimo giro). Nelle orecchie tappini e cuffiette, nelle mani i-Pod bianchi, sul bicipite la versione Nano, per i più sfigati preistorici lettori di cassette grossi enormi. Un florilegio di tutine nike e lacoste taroccate, accanto a ragazzi con stampata la fogliolona di maria e maglie delle squadre di calcio di ogni angolo del pianeta. Forza Camerun.
Una tipa identica ad Olivia di Braccio di Ferro, lunga lunga e totalmente disarticolata.
L'altra che va avanti con i piedi in fuori, come una papera, con le braccine che sbatacchiano come alette di pollo.
E TUTTI vanno più veloce di me.
Chi fuma e chi non fuma, chi è grasso e chi è magro, chi è allenato e chi no, e TUTTI vanno più veloce di me.
Torno a nascondermi sulla riga.
Giro giro giro.
Giro giro giro.
Ho cominciato a correre.
Sì, nel senso che ho cominciato e dopo cinque minuti sono schiattata sul bordo pista, con le ferrari e le renault che mi superavano rombando i motori.
Quindi ho cominciato.
Ho solo cominciato.
Ma chi ben comincia è a metà dell'operà .
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