No, non avrei mai pensato di ritrovarmi a 32 anni al club-med.
E' un meccanismo assai perverso quello di fare un lavoro impegnativo (soddisfacente a tratti, ed è quello che mi frega). Un lavoro che mi occupa una percentuale vergognosa del tempo di veglia, di quelli che ti alzi la mattina vai al lavoro, torni la sera vai a dormire, poi ti risvegli la mattina e vai al lavoro e poi arrivi la sera e vai a dormire, e via dicendo fino al week-end quando, oh meraviglia, si può andare al supermercato a spendere istericamente i propri soldi.
Un lavoro totalizzante ha come risultato che arrivando tardi la sera, non si ha il tempo né per andare a fare la spesa, né per cucinare. E così si comprano piatti pronti, maionesi light, paella congelata. Tutta roba carissima. O allora si va spesso al ristorante, così niente piatti da lavare, nessun rompicapo per metter su un pasto. Ma costa caro, andare al ristorante. E quindi bisogna lavorare di più per pagarsi il ristorante.
Un lavoro full time, ha anche come conseguenza che arrivando sempre tardi a casa, uno non può fare sport in modo regolare, cosa che con il ristorante pranzo e cena, fa sì che si diventi ottimi bersagli all'adipe in cerca di alloggio. E quindi ci si rivolge a centri specializzati, slimm-flash, mangiacalorie in pillole, drenante bruciante destock, etc. E costano care ste belinate. E quindi bisogna lavorare di più per pagarsele.
Un lavoro totalitario vuol dire che ci si ritrova a pulire il cesso alle dieci di sera o allora al sabato e domenica che di fatto diventano gli unici giorni in cui si concentrano tutte le faccende di casa. Sarebbe bello potersi pagare una donna delle pulizie che ci stiri anche le lenzuola, ma è un lusso e bisogna lavorare di più per permetterselo.
Lavorare sempre è anche causa di un impoverimento intellettuale certo, perché impossibile andare al cinema, a teatro, figuriamoci un concerto, i libri che si sarebbero letti in tre giorni ci mettono tre settimane. E allora c'è chi si consola con lo shopping e chi con altri acquisti più o meno inutili, un televisore gigante piatto come una pizza che tanto non sei mai a casa per guardarlo, iPod da 60 giga che il tempo per metterci su i tuoi cd non ce l'hai, un home cinema che l'hai montato una sera a mezzanotte o ora prende polvere da sei mesi e non sai neanche come si usa. E questi gadget costano un occhio, non resta che una soluzione, lavorare di più per comprarne di nuovi.
Un lavoro onnipervadente genera anche bisogni sconosciuti e insospettati: dopo un paio d'anni ecco che appare una necessità assoluta, imperativa, stupefacente di staccare per una settimana per andare da qualche parte a non fare assolutamente niente. Un bisogno imprescindibile di posarsi in un posto caldo e paradisiaco a lasciar che il vuoto e il silenzio riconquistino lo spazio in un cervello completamente lesso. Manco a dirlo, andare su un'isola tropicale con 15 schiavi al tuo servizio è fuori budget, quindi restano due soluzioni: lavorare di più o scendere a compromessi.
Il Club-Med è stato il compromesso.
Per me vacanze sono sempre state o avrebbero dovuto essere sinonimo di scoprire, visitare, vivere, conoscere, muoversi. Non capivo. Non riuscivo a concepire che qualcuno potesse andare in un villaggio vacanze a perdere tempo a non fare niente. Adesso lo capisco. Stanchezza mortale, bisogno di riposo, di non muovere un dito, di non pensare a niente, di qualcuno che fa tutto al tuo posto.
Che tristezza.
Ti fanno da mangiare, da bere, tutto è compreso che non hai neanche bisogno di tirare fuori la carta di credito, la camera è rimessa in ordine e pensano pure a metterti i fiori freschi sul comodino e una buganville fuxia sul guanciale.
E anche un cestino di frutta di stagione sul tavolo.
Sei là, un pacco pallido in arrivo dalla tentacolare metropoli, posato su una sdraio, totalmente privo di volontà, e stai immobile con gli occhi socchiusi vedendo i giorni passare lenti in attesa che l'ombra di te stesso venga a tirarti fuori dall'apatia.
Nel mio caso è stato il mare, il vento e la vela che li unisce che mi han riportato dallo stato larvale a quello semi-vivo.
Ora respiro, guardo, cammino, gusto il cibo che mangio.
Ora avrei la voglia e l'energia di ripartire per un viaggio vero, di quelli dove scoprire, visitare, vivere, conoscere, muoversi.
Ma non posso ripartire subito.
Il tempo di poter chiedere di nuovo ferie e rimettere da parte due soldi sarò ritornata la larva che... di cosa avrà bisogno?
Di non fare niente, di non muovere un dito, posata su una sdraio ad attendere che l'ossigeno scacci l'asfissia.

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