Mi fa senso.
Mi fa senso quando un senso o più sensi tra i sensi è insensibile o insensato. In questi giorni e per una settimana intera avevo un raffreddore imperatore, tosse, sternuti, occhi rossi, naso grosso, sputacchi, incazzature, le notti a rantolare non riuscendo a respirare e i giorni a sfanculare un po' chiunque soffiandomi il naso invano. Mi ci vorrebbe l'idraulico liquido, pensavo, e sono scesa dalla farmacista sotto casa. In realtà la farmacia è una ma le farmaciste sono tre: una bruna, una bionda e una rossa e a seconda su chi capiti guarisci, muori o stai malato.
La prima è buona, l'altra incompetente e l'ultima è una burlona.
Stavolta sono capitata sulla burlona: "Per un raffreddore come il suo ci vuole uno spray, ecco qua, un ottimo concentrato di acqua di mare per soli quindici euro". Riflettendo che per un mal di schiena questa mi darebbe una crema di crauti, sto in ufficio a spruzzarmi l'acqua di mare nelle narici ottenendo come solo effetto l'impressione di avere una medusa in gola.
Ma non volevo parlare della farmacista.
Che mi stia venendo la Rafelite?
Chiusa parentesi.
No, volevo parlare dei sensi, della gola e di peccati capitali ad essa correlati: con il ravvreddore bastaldo avevo tutte le papille ibernate, in congedo o assenti ingiustificate: potevo mangiare semolino o pepe nero e la sensazione era la stessa: un grande Nulla.
Nessun gusto. Manco il molto dolce. Né il poco salato. Tutto uguale.
Con le orecchie sentivo poco a causa del naso pieno, con il naso pieno non sentivo né profumi né odori e la lingua a malapena sentiva il caldo o il freddo: per farla breve ho vissuto in un deserto di assenza di sapori totale per giorni e giorni ed è stata un'esperienza hemm, interessante.
In modo abbastanza inatteso ho visto l'atto del mangiare ritornare automaticamente ad un'azione neutra di nutrimento.
Incredibile come la sensazione di appetito e inappetenza si fossero modificati. Senza sentire i gusti e quindi i piaceri o i dispiaceri del cibo, il senso di sazietà veniva esattamente al momento giusto, quando cioè qualcuno dal mio stomaco segnalava di averne a sufficienza.
Una specie di vocina che diceva: "grazie, basta così". Nessuno stimolo ad aggiungere un cioccolatino a fine pasto (a che pro?). Quella vocina immagino che ci sia sempre, ad ogni pasto, ma da tempo si è fatta molto discreta e annegata in un confuso vociare di "ancora un po' di riso, dai!", "e quella bella toma con un bicchierino di rosso non ce la vogliamo mettere?", "nell'armadio rimangono un paio di baiocchi o sbaglio?".
Interessante risentire quella vocina.
Mi fa pensare che il moltiplicare i piaceri e la frequenza degli stessi ne sminuisca essenzialmente l'intensità.

Va da sé che da oggi che sti simpatici orsetti oltre che molli e colorati mi sembrano anche vagamente dolci, c'è un vociare che mi sembra di stare in mezzo ad un concerto di Marilyn Manson.

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