Magic Moment.
Volevo parlare di un momento.
Un momento che a volte c'è e a volte invece non c'è.
Ma che venerdì sera, c'è stato.
Un momento unico.
E' che venerdì avevo gente a cena.
"Gente" poi è una parola grossa, ma insomma, io che a casa non ho mai nessuno ecco che per una volta saremo addirittura in quattro più uno. Oltretutto non amici intimi, ma proprio conoscenti, che seppur piacevoli non son di quelli che puoi stare in pantofole e dire raga, aprite il frigo e servitevi.
Allora sono uscita in furia dall'ufficio nel primo pomeriggio, sono corsa a casa ed è cominciato il delirio, il casino assoluto del "fare cena": andare a fare la spesa al supermercato, poi al negozio bio, poi aver dimenticato i germogli e tornarci, poi fare il pane di segale, cambiare ancora idea sul menu, accorgersi che non ho abbastanza bicchieri e per tutto il pomeriggio mettere a soqquadro con due Q tutta la casa, pelli di carote sparse ovunque, banane mandarini coppa e bresaola ammucchiati su un ripiano, frutti di mare in balconata sullo scolapiatti, le pennette già pesate che restano incerte sulla bilancina, scagliette di parmigiano irrequiete che saltellano sui ripiani, tovaglioli puliti che invece orrore! puliti non sono, formaggi che fanno l'occhiolino ai grissini che fanno l'occhiolino alle olive nere che fanno pernacchie a quelle verdi (Snocciolaate! Snocciolaate!), l'aspirapolvere che decide che è ora di cambiare il sacchetto e che quindi esplode, il sugo della pasta che non si decide ad asciugare e che sembra una minestra, quelle cose che verso le sette di sera ti guardi in giro e dici "non ce la farò mai".
Poi nella padellona il nero di seppia comincia miracolosamente a rapprendersi e posso spegnere. L'insalata coi germogli di alfalfa è perfettamente simmetrica in un enorme piatto in terracotta. L'armamentario per la fonduta al cioccolato è pulito, con la candelina nuova.
La tavola è pronta.
Miracolosamente, la calma è tornata.
E quel momento arriva.
Quel momento arriva alle otto e dieci e che loro arriveranno dopo le otto e mezza.
Che sono seduta in cucina sullo sgabellino, lo smalto sulle unghie è già asciugato, il pane è tagliato, tutto è in ordine, una sinfonia di profumi di cucina aleggia nella stanza mentre io mi appoggio al muro, chiudendo gli occhi.
Mi verso una birra.
In un'altra vita mi sarei accesa una sigaretta.
Quel momento è un istante di equilibrio sublime tra il riposo del lavoro ben fatto e la concentrazione degli attori di teatro prima di andare in scena.
Prima che lo show cominci, ma con l'impressione che sia già passato.
Che gli applausi sono ridondanti.
Che chissenefrega, degli applausi.
C'è poi un altro momento.
Quando alle 3 del mattino tutti se ne vanno infine a casa loro e con lui scaldiamo quel che resta della pasta.
E nel bordello dei piatti sporchi si mangia in cucina direttamente nella padella.
Anche quelli sono bei momenti.
Ridi ridi che mamma ha fatto il tofu.
La musica di sottofondo è quella dell'apprendista stregone, di Gnagnaninof, quella che è stata magistralmente sceneggiata in Fantasia: Topolino con un cappellone a punta che in assenza del Mago suo Maestro si diletta nelle arti magiche combinando disastri a lieto fine.
Ho la vocazione dell'alchimista.
L'Ape Maia Tofaia, quella che fa il Tofu.
Interno Giorno.
Casa Waki alla seconda.
Cioè casa sua di lui che è un po' casa mia di lei che è, si potrebbe dire, quasi casa nostra.
(le cose non sono mai così semplici come potrebbero).
Ecco. Prima di tutto procurarsi gli ingredienti.
Avevo comprato dai cinesi un pacchettino di biglie gialle, simili all'ambra. Biglie dure come pietre, sicuramente transgeniche, ma chissenefrega. Dai giapponesi ho comprato tre lussuosissimi sacchettini trasparenti di acqua di mare (Nigari). Arigatò. Dimenticanza imperdonabile, la sera prima ho dovuto correre alla farmacia di turno per comprare della garza sterile per filtrare, che non ne avevo.
Il farmacista mi ha chiesto per che tipo di ferita.
Rispondo: "E' per fare il formaggio. Cioè no, neanche il formaggio, è per fare il tofu".
Il poveretto si sforzava di non ridere. Io serissima. Anzi, ho pure alzato un sopracciglio.
Arrivata a casa quindi la sera ho messo le biglie a bagno e durante la notte ho fatto una magia che i gioielli di ambra si sono trasformati in fagioli di soia. Purtroppo non sono ancora riuscita a fare il contrario. La prossima volta provo a fare il contrario.
E così la mattina ho preso la bacchetta magica: il Minipimer.
Ho frullato tutto il frullabile. Fagioli, forchette, fili elettrici. Ho quasi fottuto il motore, sai quando fa puzza di gomma.
Poi ho tirato fuori la marmitta di Panoramix e ho fatto bollire quella fanghiglia di soia tritata. Ed è subito venuto fuori il latte di soia (coro di bambini: "oooh").
Poi ho messo da parte il rimasuglio solido, che ha cominciato a proliferare.
Poi ho spento il fuoco.
E ho messo nel latte il termometro per vedere se ci aveva la febbre.
Poi quando dal bollore bollente il termometro è passato a 80 gradi, ho detto la formula magica e cìmbala ciùmbala cìmbala ho versato il primo sacchettino di Nigari girando con il mestolo e con il mio lui abbiamo contato insieme a voce alta
uno
due
tre
quattro
cinque
sei
sette
otto
nove
dieci,
Go go go!
Fuori uno!
e
cimbala ciumbala cimbala ho versato anche il secondo sacchettino di Nigari e
uno due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci
go go go!
Fuori due!
cimbala ciumbala cimbala ho versato anche il terzo sacchettino di Nigari e
uno due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci
Fuori tre!
- " ecco, guarda, adesso dal caos primigenio dovrebbe formarsi il nucleo del tofu."
Silenzio.
Yee hooo? Nucleooo?
Dove sei?
Niente.
Acqua lattea.
Terribilmente liquida.
Il Nulla.
Lo stiamo perdendo.
Cristo lo stiamo perdendo, presto fate presto:
Tutto il Nigari disponibile in sala parto, presto presto!
cimbala ciumbala cimbala cimbala ciumbala cimbala cimbala ciumbala cimbala.
Buttiamo dentro tutto il Nigari del mar del Giappone.
E…
… fiocchetti come di neve cominciano a danzare nella marmitta, il latte si trasforma in acquetta mentre i fiocchi bianchi si aggregano lentamente tenendosi per mano.
(coro di angeli "alleluja")
Nello scolapasta avevo messo la garza e bruciandoci allegramente le dita abbiamo versato giù il tutto. (I suoi occhiali appannati, un classico)
Una forma tonda e pallida ci sorride dal fondo del colino.
E' come un neonato con gli occhi ancora chiusi, tutto stropicciato.
Io e il mio lui, vicini vicini, lo guardiamo sorridendo commossi…
- oh, il nostro bimbo.
Com'è bello.
Ogni tofu è bello a mamma soia.
(meglio forse se la mamma è biologica)
La mia attonita riconoscenza va alla Cuoca Petulante, senza la quale niente di tutto sarebbe stato possibile. Anzi, per chi avesse voglia di calzare il cappellone da Mago Merlino e volesse fare il tofu: questa è la sua ricetta che ho seguito. Tenete presente che senza le formule magiche e soprattutto il cimbala ciumbala cimbala (su cui ho il copy right), non funziona niente.
Nota Bene. Il rimasuglio solido, quella specie di purea di soia che si chiama Okara, è una roba buona ma incredibilmente prolifica. Si riproduce: non è possibile che da mezzo chilo di soia se ne formi così tanto. Io ora ne ho un quintale che alberga nel frigo, in freezer, nella vasca da bagno e in garage.
Sto facendogli le pratiche perché ottenga il permesso di soggiorno.
Ho visto un coccodrillo.

• Africa.
(da una storia vera)
Alzo gli occhi. Un geco. Lassù.
"Certo che i gechi … stanno lì, a testa in giù. "
"La nasa sta facendo degli studi per capire come fanno a stare appiccicati. Senza cadere."
"Già . Non cadono mai. M-a-i!"
Splaff.
(Il tempismo fatto geco. Secondo me ci ascoltava e l'ha fatto apposta)
• Vacanza ha la stessa radice del lemma "vacuo". Dev'essere qualcosa come un participio presente, tipo "vacante". "Vacanza" è il restar vacuo, tanto dell'ufficio che subisce la nostra assenza che della nostra testa infine libera da impegni e preoccupazioni. Ecco. Tornare in questo ufficio di merda ha vanificato la pacifica vacuità in quattro secondi riempiendo con un tonfo fracassante gli spazi che avevo sgombrato. Hai presente un container vuoto? Immagina di riempirlo svuotandoci dentro un camion di ferraglia inutile. Sono io. Sono tornata.
• (sentita ieri in ufficio, a tarda notte) "Ti spiace se mi faccio una canna?."
"No, figurati. E ti spiace se io mi sparo una sega?"
• O "vacanza" è perché si è vacanti, si vagabonda. Sull'onda. Su ooonda.
• Dice lui, dovrei andare da uno psicologo visto che da anni mi ritrovo nelle stesse situazioni schifose, ma ho paura che quello riesca a farmi risolvere il problema condannandomi ad una vita noiosa.
• Io qua mi sento come una pallina dentro ad un flipper. Quelli vecchio stile, coi funghetti che schiacciano, respingono e schiaffeggiano. E quando è sera e penso che la partita sia infine game over, e PAC!, merda, ne ho vinta un'altra e mi tocca restare anche tutta la notte.
• Se vacanza viene da vagare, gli sciamani da sciamare?
• Fino a pochi anni fa, uno che parlava da solo per strada lo classificavi come il matto, e via. Adesso prima devi guardare bene che non abbia il telefono collegato con un'auricolare, con un microfonino, con un orecchietta, una pulcina e se non vedi niente dici "cacchio! nokia ha lanciato un nuovo invisibile sistema bluetooth?". E il matto continua a parlare da solo.
• Ah, in Africa sono andata a fare un safari. Abbiamo perfino visto un leopardo leopardato in pelle di leopardo. Sto stronzo. Al giorno d'oggi se ne andava in giro senza vergogna con una pelliccia vera dopo che perfino le top-model han fatto le foto nude come vermi piuttosto nude che in pelliccia e lui, guarda, io non so. Se ero del wwf lo uccidevo. (-massacro di verbi-)(tanto loro non sono protetti)
• C'erano donne con dei colli lunghissimi… ma non glie l'han detto che dopo l'incidente il collare va tolto?
• Ho visto anche un facocero, con la moglie facocera e tutti i facocerini. Se Dio mi avesse fatto nascere facocero, sarei in cerca di un bracconiere gridando "Un colpo di fucile, uno solo, qui, in fronte, ti prego!"
• Ho visto anche due struzzi. No, non si erano insabbiati di testa. Però avevano un paio di gambe come Valeria Marini, con il corpo di un grosso pollo e la testa di Valeria Marini. O di un pollo.
• Sai cos'è? E' che c'erano tante di quelle bestie che se le menziono tutte sembrano i titoli di coda di un film della Pixar.
• Ho visto due coccodrilli e un orango tango, due piccoli serpenti, un'aquila reale il gatto il topo l'elefante che vedendo il topo s'è preso paura ed è corso a cercare i due leocorni che bombavano in un cespuglio.
• Comunque ho fatto tante belle foto. Peccato che sembrano tutte brutte cartoline.
• C'erano anche un sacco di impala… ora io mi chiedo, ma gli impala… con un nome così… ok dai, niente, poverini.
• A proposito di impala… il mio assenteismo è colpa del lavoro. Non prendetevela con me. Abbiate pietà . Piuttosto mandatemi vasetti di vaselina, mi renderanno gran servizio. Eterna riconoscenza.
• "Che buono questo mango!"
"no, quest'anno i manghi fanno schifo".
Strano, a me piace.
"Strano, a me piace" protesto.
"fa assaggiare". Crunch. "magari ti piace, ma invece fa schifo".
A quel punto rimani indeciso se continuare a mangiare, sputarlo per terra o spiaccicarglielo in faccia, il mango.
(coming soon)
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