Questo sabato e domenica siamo andati a NullaLand, partendo dalla metropoli sfiniti venerdì sera per arrivare nella notte e incontrare sulla porta della cascina un capriolo che ci guardava come se fossimo degli intrusi.
Stava proprio sulla stradina sterrata, noi in macchina coi fari belli sparati, lui è rimasto un po' interdetto, ma chiaramente non voleva andarsene.
Ancora un caso di resistenza passiva.
Dice non ci siete mai, venite una volta ogni tre mesi ormai è casa mia, andate via voi!
Ha ragione.
Non per niente siamo noi i predatori del pianeta e non i caprioli. Ce l'ho sulla carta d'identità , guarda, "waki, essere umano, carnivoro, inquinante e stronzo cacciatore di caprioli". Visto che a Nullaland uno dei nostri passatempi preferiti è il tiro con l'arco, gli ho mostrato l'arco e frecce. Ha girato i tacchi ungulati e tòppiti tìppiti tòppiti se n'è trotterellato nella foresta protestando "sono una specie protetta, cazzo!".
Vero. Anch'io sono una specie protetta e lotto per sopravvivere. E se mi passi vicino allo spiedo ti infilzo, perché è venerdì sera, ho fame e ho passato una settimana infernale.
Invece niente caprioli, ho arrostito peperoni, melanzane, funghi, pomodori e pane (che con una fettina di formaggio di capra che si scioglie sopra vi giuro è la morte sua).
L'ultima volta che ne parlai, tra i commenti mi si chiedeva dov'è Nullaland, come si chiama il paesino e altre cose inutili. Ho scritto che si trova in Francia, lontano da tutto, ma stavolta farò di più. Visto che la realtà supera di gran lunga la fantasia, vi traduco il nome vero Nullaland:
si chiama "Il Tumulo dei Morti" frazione del piccolo comune Palude.
Ora, della palude non ce n'è traccia ma di morti invece tanti.
Un nome tanto lugubre verrebbe dal fatto che i contadini ogni tanto trovavano nei campi qualche mandibola, o un paio di costole, svariate falangi falangine falangette, allegri ricordi di una sanguinosa battaglia avvenuta in tempi assai remoti.
O almeno così dicunt. Et tradunt.
Le tre case sono state costruite qualche secolo fa proprio sul campo di battaglia o giusto accanto, dove si ammucchiarono i resti del massacro.
La prima volta che il mio Buon Uomo mi disse sai, per ferragosto potremmo andare nella cascina della mia famiglia, al Tumulo dei Morti della Palude l'ho guardato con gli stessi occhi a palla del capriolo. Ho detto, testuale, minchia evviva, la fiesta. E quando siamo arrivati e guardandomi intorno ho battezzato Nullaland quel posto in culo a Pio dove non c'è assolutamente niente, lui mi ha candidamente raccontato di come uno dei ragazzi del posto a causa di quel niente assoluto che regna gelido come sulle terre di Mordor, avesse avuto la buona idea di venire a spararsi un pallettone di fucile nel cranio proprio nella camera da letto di casa loro.
Cioè della cascina di Nullaland.
Cioè dove avremmo dovuto dormire noi.
Riepilogo: io dovrei dormire nella camera da letto della casa costruita su una collina farcita di ossa dove per di più un povero cristo di 19 anni è venuto a farsi saltare le cervella?
- Ma mio padre ha ripulito tutto dai muri.
- Scordatelo.
- Non ti credevo superstiziosa.
- Neanch'io. Ma col piffero che dormo in quella stanza là .
Poi invece ho dovuto ammettere che i fantasmi della cascina sono abbastanza pacifici. Ci siamo scontrati un pochino solo la prima settimana che abbiamo passato là , ormai quattro anni orsono, settimana durante la quale hanno messo a dura prova i nostri nervi: un gufo urlante sulla finestra nel cuore della notte, il cellulare morto stecchito da un cortocircuito, piogge torrenziali, tegole che cadono, la macchina che non partiva più, colate di liquidi neri sui muri, oggetti spariti o spostati, interruzione della corrente elettrica e conseguente illuminazione precaria con candele che si spegnevano per spifferi gelidi, etc. Dopo di che abbiamo stabilito un patto di civile convivenza: io gli ho lasciato la camera da letto (nella quale non entro mai) e noi stiamo nelle due stanze restanti.
Non ci hanno più disturbati. E da allora vado tranquilla a frugare nelle stalle o nella legnaia e trovo oggetti il cui uso mi è sconosciuto, riesumo certificati di nascita e di morte di gente d'altri tempi, mi faccio raccontare da chi ancora le ricorda le storie del Tumulo. La mattina vado a porgere i miei omaggi al rosaio che una bisnonna piantò negli anni tra le due guerre e che da allora fiorisce di una sola rosa rossa.
E' chiamato "le rosier de grand-mère".
Ho ripulito e lavato un vecchio mattarello che forse le apparteneva. Quando un bel giorno tirerò la pasta per fare una torta, penserò a lei, che dava mazzate al marito quando tornava tardi dall'osteria.
Santa donna, la bisnonna.
Questo sabato mi sono comprata il gadget dell'anno.
Un colpo di fulmine: una bilancia pesapersone made in Japan, Tanita Innerscan BC532, di quelle precisissime che ti dicono anche la percentuale di grasso che è stato malvagiamente sparso nel tuo corpo.
Tornando a casa leggevo sul libretto tutte le informazioni che la Signora Tanita è in grado di darmi in dieci secondi. Non ci potevo credere. Anche quanto pesano le mie ossa? Ollapeppa.
L'ho posata in mezzo alla stanza, osando appena toccarla.
Le pile glie le ho messe chiedendo scusa. Era così bella. D'un tratto mi parve il colosso di 2001 Odissea nello Spazio, il monolite presente nei momenti veramente importanti nella storia dell'umanità .
I numeretti sullo schermino a cristalli liquidi lampeggiano.
Miodio, è viva.
Decido che non le mentirò, alla Tanita.
Mi chiede quanti anni ho.
Quanto sono alta.
Se sono uomo o donna.
Se sono atletica.
Se mi piace il mare o la montagna.
Se ho paura di volare.
Se uso la ceretta o l'epilady.
Eh oh, basta domande, Tanita, ti ho comprato perché voglio risposte, non chiacchiere.
- e allora sali e sta' zitta.
Salgo.
- e ferma!
Ferma.
Immobile.
In mutande. Scalza. In mezzo alla stanza su questa specie di sottiletta futurista.
Bridget Jones non è niente in confronto.
E io sono vera.
I piedi nudi sugli elettrodi: la Tanitazza mi attraversa con una corrente elettrica per scoprire la percentuale di lardo che è in me. Niente, non mi fa neanche il solletico agli alluci. Già mi vedevo scene da sedia elettrica e capelli dritti.
Lo schermo torna scuro.
Sta meditando.
E poi comincia.
• Pesi mezzo quintale, anzi un po' di più - sopra la mia testa, come un fumetto, appare l'immagine di un maiale rosa con la codina a cavatappi.
• In percentuale hai più materia grassa che una toma di savoia - nel fumetto, mi vedo tonda come una forma di formaggio. Puzzo di piedi?
• Sei composta d'acqua per più che la metà . - fumetto: io, una medusa spiaggiata che si scioglie al sole.
• Ossa, hai due chili e cento grammi di ossa. - penso ad un cagnetto che scappa con un mio osso tra i denti, una tibia.
• Grasso negli organi interni, nullo. - ho un cuore magro che sembra uno spiedino.
• Metabolismo Basale, 1245 cal/giorno. - fumettino, mi addormento su un'immensa crostata di ciliegie.
• Morfologia rapporto massa grassa/massa magra: sei magra e muscolosa. - Annoto mentalmente: rimandare indietro questa bilancia con un biglietto: prendete per il culo o sono su scherzi a parte?
• Età metabolica: 12 anni. Sgrano gli occhi. Come 12 anni? waki bambina con lecca lecca rosa e trecce come pippicalzelunghe.
• Ciclo: tredicesimo giorno, occhio. - ciclo?!
• Capelli: rifare le meches. - ma non è vero!
• Peso dell'anima: 0gr. Sul display: sei una donna, l'anima non ce l'hai.
• Peso delle tette: 0gr. Ancora il display. Ah, allora magari hai l'anima?
• Quantità di peli sulle gambe: - ti ordino di tacere, Tanita.
• Tipo cerebrale: macaco. In un range tra il lombrico e il primate, tu fai parte dei macachi. Se no, non avresti comprato me, la Bilancia che ti costa come quattro bilance e che alimenta come nessuno tutte le pippe e le strapippe tipo "ma 'sto mezzo chilo, sarà ritenzione idrica? Sarà gonfiore? Sarà grasso? Sarà amore o invece era un calesse?".
Metabooh!
Il metabolismo per me è e resta uno dei misteri dolorosi del nostro tempo.
Di tutto quello che succede e che non si capisce bene, basta dare la colpa al metabolismo.
Se ingrasso, è colpa sua. Se dimagrisco, è grazie a lui. Se non mi piace correre di mattina, è a causa del metabolismo. Se a scuola rendevo meglio a studiare la sera, era per il mio metabolismo. Ciascuno ha il suo. A volte si alza a volte si abbassa, a volte dorme a volte ti scuote.
Come un'erezione. Spesso si alza senza motivo e quando serve, a volte, no.
Io non ci capisco niente di metabolismo (e poco anche di erezioni), per me è come un alieno, un parassita che vive dentro di me e che in genere mi piglia per il culo.
Cos'è che vuoi fare? Dimagrire?
Tieeee, io rallento.
Cos'è che fai? Smetti di fumare?
Tieeee, beccati cinque chili.
E' lui che comanda.
Lui è stato educato quando noi si viveva nelle caverne, noi dalle caverne ne siamo usciti, lui no. E' ancora lì con la clava e la mandibola sporgente a chiedersi se stasera riuscirà a portare il suo quarto di bisonte per cena.
E poi c'è poco da fare, io non lo capisco, c'è un'incompatibilità di carattere tra noi due che temo sia proprio insuperabile. Io non so lui cosa faccia tutto il giorno.
Lui dice che brucia.
"ecco io sto tutto il giorno a bruciare e te non mi dici neanche grazie".
Ma brucia cosa. Dove. Quando.
Bruciare per me lo faceva la stufa. Sai quella di ghisa che si apriva lo sportellino buttavi dentro i ciocchetti e lei puf puf puf, bruciava e scaldava. Eh no, anche lui dice che brucia.
E dice che brucia lo zucchero.
Lo zucchero che sta in riserva.
Immagino la riserva in forma di dispensa: la piattiera della nonna che aveva dentro sto profumino di zucchero e gelatine di frutta. Ecco, 'stomaccione in gonnella di cuoio apre la dispensa, prende gli zuccherini bianchi, li butta nella stufa. Quando ne ha il tempo ti prende il lardo, lo trasforma in zucchero e lo brucia. Quando non ne ha voglia o non gli sembra sia il caso di intaccare il suo capitale di grasso, ti lascia al freddo, stufa spenta.
E io son lì.
Che mentre cammino e faccio pant pant su per le salite e le discese, lui si dice "mmh, vediamo un po', cosa bruciare… un po' di ciccia dell'interno coscia? Naaa. Un po' di ciccia intorno alla vita? Naaa. Ecco guarda, facciamo che oggi niente: abbiamo finito lo zucchero in dispensa e poi chissà quand'è ne arriva dell'altro, facciamo che ti faccio economia così la prossima volta che mi fai dieta io le mie riserve ce l'ho" … e io arrivo a casa lessa come una patata in pentola a pressione, mangio come una vacca perché gli zuccheri sono tutti bruciati e poi in pratica ricomincia tutto daccapo perché lui, il signore con la clava, oggi si diceva "vuoi mai che stasera ci sia carestia".
Come convincerlo che per il momento non c'è carestia?
Che se corro cammino mangio dormo è perché, appunto, di carestia proprio non se ne parla?
La gonnella.
La soluzione sta nella gonnella di cinghiale.
Mi sono messa una gonnella anch'io con un reggiseno supersexy di cuoio con le frange.
Ho legato i miei capelli in una coda di cavallo alta alta.
L'ho aspettato per cena con un sorriso smagliante.
Mi ha fatto un "uuurrrg" di apprezzamento.
Mi ha afferrato per i capelli.
E adesso mi trascina per i suoi idillici campi metabolici mentre io gli espongo i pregi e i difetti dei tempi moderni. Se si decide a fidarsi, il gioco è fatto. Gli tolgo la clava e gli metto la tutina da metalmeccanico. E lo mando a lavorare sul serio, 'sto cialtrone.
Ci sono caduta di nuovo in questo vortice di alabarde spaziali.
Il lavoro mi ha invaso i giorni e gran parte delle notti, le settimane e anche il weekend.
Tranne la domenica che me la sono presa anche se non avrei dovuto.
("waki ma come, ma c'è da lavorare!" - "andate a fare in culo")
Domenica siamo fuggiti con il mio buon uomo a fare una passeggiata in una foresta di castagni. Ventotto chilometri di passeggiata. Veloci e nervosi. Con zaino. Cantando come i marines a passo cadenzato.
Prima di saltare in macchina per tornare in città abbiamo raccolto le castagne appena cadute. Una padellata di caldarroste per cena. Poi quando ho visto quante calorie hanno le castagne m'è preso un coccolone, ma mi son detta che con ventotto chilometri nelle gambe ci potevano anche stare, le castagne. Soprattutto che mi ricordano quando le domeniche d'autunno erano lunghe e tranquille.
E ora nuoto contro vento.
Aspettando che vengano tempi migliori.
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